Templates folderNon so se questo articolo potrà essere utile a qualcuno ma, visto che ci ho perso alcuni quarti d’ora, valeva la pena di metterlo nero su bianco.

Su Windows ho sempre usato il menu contestuale “crea documento” per creare al volo un documento di testo nella cartella in cui mi trovo. Quindi passando ad Ubuntu ho sempre sofferto, erroneamente, di questa mancanza. Parlando con un amico ho infatti scoperto che il menu contestuale “crea documento” di Gnome viene popolato dai file presenti nella cartella “Modelli” (in inglese “Templates”) che si trova solitamente nella propria home. Ad ogni file presente in questa cartella corrisponde una voce nel menu contestuale, che possono quindi persino essere raggruppati in sotto-cartelle.

Dato che io mantengo la stessa home ogni volta che faccio un aggiornamento ad una nuova release di Ubuntu, in uno di questi passaggi Gnome deve essersi incasinato un po’, perché ha impostato come cartella “Modelli” una cartella diversa da quella di default.

Cercando in rete ho trovato un bug su Launhpad che ha poco a che vedere con questo problema ma in cui era indicato il file di configurazione di Gnome per cambiare la cartella di destinazione per i file di modello.

Quindi è stato sufficiente aprire il file:

~/.config/user-dirs.dirs

e impostare la variabile contenente l’indirizzo della cartella templates nel seguente modo:

XDG_TEMPLATES_DIR="$HOME/Modelli"

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Ricordo ancora quando ero un giovine pieno di belle speranze che, quando sentiva parlare di studenti che impiegavano 8 anni invece di 5 a laurearsi, dichiarava spavaldamente:

“Per quanto un corso di Laurea possa essere difficile, sono convinto che basti un po’ di impegno per rimanere in pari. Di certo io non ci metterò così tanto tempo.”

E fu così che, dopo 7 anni e 3 mesi dalla sua iscrizione alla Laurea di primo livello, Federico Bellucci (in arte Uccio) entrò in tesi (di secondo livello), con un’aspettativa realistica di Laurea di 8 anni esatti, o forse un paio di mesi in meno.

Certo, ci sono delle attenuanti (più o meno valide):

  • il fatto di non aver fatto nulla dalla discussione della tesi di primo livello, il 28 aprile 2006, all’iscrizione alla specialistica in Tecnologie informatiche di Pisa nell’ottobre dello stesso anno;
  • l’impatto con un modello di studio completamente diverso da quello a cui ero abituato;
  • la presenza di esami particolarmente ostici come ASE ed LC;
  • l’aver investito parecchi mesi in un lavoro (tra l’altro malpagato).

Bisogna anche aggiungere che quello di Tecnologie Informatiche è effettivamente un corso impegnativo. Conoscendo un po’ di colleghi, non sono neanche risultato uno dei più lenti, anzi forse sono anche un pochino sopra media come tempi. Tirando le somme, sicuramente non sarei riuscito a laurearmi in tempo perfetto ma se ci avessi messo più impegno avrei potuto senz’altro impiegarci un anno in meno, se non addirittura due.

Comunque, ormai è inutile piangere sul latte versato, ma è tempo di rimboccarsi le maniche e mettersi sotto con la tesi.

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Sono passate poche settimane da quando ho fatto il grande passo: far confluire tutte le caselle di posta elettronica in una. Quale? Che domande, Gmail ovviamente.

E si sa, una volta fatto il primo passo si trova il coraggio di farne altri e così ho smesso di scaricare i feed RSS su Thunderbird a favore di un feed reader online. Non indovinerete mai quale… esatto!!! Google Reader!

google-logoDato che non c’è due senza tre, perché non provare anche una agenda web? Stavolta scommetto che non lo indov… Sì, esatto, Google Calendar. Va beh, non vale se fate finta di non saperlo per poi indovinare. Son tutti bravi a fare i saccenti così…

E per la creazione e condivisione di documenti office-like online? E che diavolo! Sì, Google Documents, le sapete proprio tutte.

Allora saprete già quale strumento personale di comunicazione e collaborazione uso.

Ah ah! Stavolta non lo sapete eh?! Mmh, forse era un po’ difficile e in realtà non lo uso neanche tanto…
È uno strumento nuovo ancora in fase testing che si chiama Google Wave. È utilizzabile solo da utenti Google invitati da altri utenti Google che siano stati a loro volta invitati e così via… un po’ come lo è stato Gmail ai suoi albori.

Comunque, a forza di fare tutti questi “passi”, mi è venuta in mente una cosa: se bigG continua a sfornare applicazioni innovative, semplici da usare, dal design estremamente semplice ma allo stesso tempo accattivante, gratuitamente, a parte qualche piccolo spot fornito da Google AdSense, e noi Google-entusiasti continuiamo orgiasticamente a provarle e ad innamorarcene, non sarà che prima o poi mamma Google ci chiederà il conto? E al momento in cui dovesse succedere saremo in grado di riprenderci i nostri dati dai mega-cluster di Google per migrarli nei nostri vetusti video-terminali utilizzandoli in applicazioni grige, mal funzionanti e…. mi vengono i brividi…. offline?

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Non odiatemi se ormai questo blog, oltre a pubblicare articoli con una frequenza scandalosamente bassa, non fa altro che parlare di batterie che non funzionano e di triangolini colorati, ma mi sembrava doveroso spendere due parole sulla mia prima vera esperienza lavorativa da informatico annotabile sul curriculum.

Dopo la consegna ufficiale del progetto d’esame di “informatica e didattica” avvenuta il 27 ottobre, la Professoressa Laganà ci ha proposto non solo di continuare a sviluppare il progetto ma anche di farlo provare direttamente ai bambini di una scuola elementare provvista di lavagna elettronica. All’inizio non sapevamo bene a cosa andassimo incontro così abbiamo deciso di prender tempo, acconsentendo ad andare a fare una prova.

La scuola in questione è l’elementare Zerboglio di Pisa, nella quale abbiamo incontrato la maestra Angela, energica promotrice dell’iniziativa. La lavagna è risultata essere un dispositivo molto meno complesso di quanto credessi: non un costosissimo display touchscreen ma una semplice superficie sensibile ad una penna elettromagnetica (quindi non al tocco delle dita) su cui vengono proiettate le immagini provenienti da un proiettore digitale collegato ad un computer portatile, a sua volta connesso alla lavagna mediante cavo usb per ricevere l’input della penna.

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Riassunto della puntata precedente

Dopo solo 16 mesi di vita la batteria del mio computer ha smesso di funzionare correttamente: non si ricarica oltre il 13 %. Ho fatto un sacco di ricerche online e ne ho provate di tutte i colori per capire se era colpa della batteria (tranne provare un’altra batteria e un altro caricatore) ma non sono riuscito a venirne a capo. Al supporto della DELL mi hanno proposto come soluzione definitiva un cambio di scheda madre per soli 500€ (IVA e assemblaggio inclusi). Li ho ringraziati per la gentile offerta dicendo loro che ci avrei pensato un po’ su o.O

Molti utenti hanno raccontato online un’esperienza simile alla mia. In particolare uno di essi, a cui la DELL aveva sostituito la scheda madre due (2!!!) volte in garanzia senza risolvere il problema,  ha raccontato di aver invece risolto con la soluzione più semplice: una batteria nuova.

La puntata di oggi

Circa un mesetto fa ho provato ad andare su eBay per sondare i prezzi delle batterie. Senza troppo stupore ho scoperto che se ne trovavano a prezzi stracciati in Cina e Hong Kong: 25€ ( spedizione inclusa!!!) contro i 125 (spedizione esclusa!!!) dello shop online DELL.
Così, su sprone di mia cugina Martina, grande stimatrice dei rivenditori cantonesi, ho tentato l’acquisto.

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square-tangram

Tangram

Finalmente!
Dopo mesi (e mesi)* e mesi di sviluppo incostante, Valerio ed io siamo arrivati alla versione (semi-)definitiva di EduTangram, il software che abbiamo realizzato come progetto per l’esame di “Informatica e didattica”. Si lo so, è un esame da checche, ma lo abbiamo scelto solo per aggiungere rapidamente una riga al nostro libretto universitario, ma alla fine ci abbiamo preso gusto e si è trasformato in un dolce interminabile calvario.

edutangram_huge_icon

Logo EduTangram

Nel lontano giugno 2009 ci siamo presentati alla professoressa Laganà per proporle un progetto, ma lei ci ha presi subito in contropiede proponendoci a sua volta di proseguire un lavoro avviato da un altro suo studente, Alessio P, che aveva sviluppato un’applicazione ispirata al Tangram, l’antico gioco cinese composto da 7 figure geometriche (3 triangoli, 1 quadrato e 1 parallelogramma) la cui superficie complessiva equivale a quella di un quadrato e che consiste semplicemente nel comporre, senza sovrapporli, i 7 pezzi (detti Tan)  in modo da formare una figura sensata e possibilmente gradevole a vedersi.

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battery-failureDi ritorno dalla Spagna ho constatato con gioia che il mio portatile fosse ancora nella sua borsa dove lo avevo lasciato dieci giorni prima.
Purtroppo però mi sono accorto che qualcosa non andava con la batteria: tutto funzionava regolarmente tranne che la carica non andava oltre il 14%.

È così iniziata una lunga ricerca, tuttora inconcludente, che mi ha portato ad alcuni risultati discordi.

  1. sostituire la batteria.
  2. sostituire l’alimentatore.
  3. sostituire la scheda madre. La soluzione più drastica che, anche se fosse quella giusta, non credo che metterei in atto, dato che la garanzia è scaduta (da pochi mesi). E’ una soluzione indicata da molti utenti disperati che ho trovato in dei forum, tra cui en.community.dell.com, ma che non è ancora stata comprovata.
  4. resettare la eeprom della batteria (ammesso che esista). Soluzione comune per gli utenti Mac, le cui batterie sono dotate di chip in grado di immagazzinare informazioni e ottimizzare i cicli di carica/scarica raggiungendo durate impensabili per i PC. Mi è stata indicata anche dal tecnico di un negozio di computer, suggerendomi di richiedere espressamente la procedura e l’eventuale software al call center della DELL.

Particolarmente preoccupante questo thread in cui la DELL viene accusata di produrre deliberatamente batterie che hanno una durata prestabilita di 12 mesi, ovvero la durata della garanzia. Indipendentemente dalle loro intenzioni è comunque vergognoso che vengano fornite batterie di qualità scadente, a maggior ragione se in un prodotto di fascia medio-alta.

In quest’altro post una madre disperata racconta la sua terribile esperienza con il suddetto problema. senza riuscire a risolverlo nonostante l’aiuto del supporto tecnico per il computer ancora in garanzia.

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Di certo non sono un grande lavoratore, ma questa proprio non me l’aspettavo.
Mentre stavo aiutando mio padre a fare un lavoretto di “manovalanza al computer”, ho ricevuto per telefono, tramite amici della nonna, una strana offerta di lavoro: un signore aveva un appuntamento per il giorno seguente in ospedale per un consulto medico e, non potendo guidare, aveva bisogno che qualcuno lo accompagnasse. Ovviamente se l’ospedale fosse stato quello di Siena o un altro relativamente vicino non avrebbe cercato aiuto, il problema era che l’ospedale in questione era quello di Padova, a 280 Km da Siena.

Così, una volta accordatici sul prezzo, ho accettato. Il mattino seguente, alle nove e mezza, sono venuti a prendermi sotto casa. Venuti? Si, il mio datore di lavoro non era solo, ma era accompagnato dalla moglie, che non guida, e dal figlio sedicenne, in pratica tutta la famiglia. Il tragitto, come si vede dalla mappa, è semplicissimo, ma ho comunque stampato delle indicazioni come promemoria, specialmente per quanto riguardava Padova, in cui non sono mai stato.

A parte un piccolo diverbio a colpi di clacson con un camion al casello di Firenze che mi ha fatto sbagliare strada, e un po’ di rallentamenti sulla Firenze-Bologna siamo arrivati in ospedale senza intoppi verso le 13:30.
Giusto il tempo di riprendere fiato, pranzare e di fare la visita, per poi ripartire alle quattro del pomeriggio.
Se all’andata ero forse un po’ nervoso per dover portare una famiglia intera in autostrada in posti in cui non sono mai stato con un automobile che non avevo mai guidato, al ritorno, anche se un po’ stanco, ero ormai completamente a mio agio. Mi sono trovato bene con l’auto, una Stilo JTD station wagon, comoda, stabile e silenziosa, ma un po’ carente in accelerazione; ma soprattutto mi sono trovato bene con i membri della famiglia che ho accompagnato, estremamente gentili ed affabili, che mi hanno ringraziato per aver accettato il lavoro così all’ultimo minuto e mi hanno riempito di complimenti per la professionalità dimostrata.
Arrivando in prossimità di Firenze all’ora di punta, siamo rimasti imbottigliati nel traffico per tre quarti d’ora, ritardando così l’arrivo a Siena fino alle otto e mezza di sera.

Non amo stare in macchina come passeggero ma mi piace molto guidare, specialmente di giorno; di notte mi sento infatti molto meno sicuro. È stata quindi un’esperienza positiva e accetterei volentieri un secondo giro, anche se difficilmente ricapiterà l’occasione.
Visualizzazione ingrandita della mappa

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Qualche tempo fa hanno installato due televisori LCD nel corridoio principale del polo didattico Marzotto di Pisa. Sono rimasti a lungo spenti fino quando non sono comparse le prime immagini: per lo più informazioni di utilità tipo sessioni di laurea, comunicazioni straordinarie, orari degli autobus…

Fra le informazioni visualizzate in particolare mi ha colpito l’elenco dei treni in partenza dalla stazione di Pisa con i relativi orari ed eventuali ritardi, in pratica la stessa lista contenuta nel tabellone presente in stazione. Posando gli occhi poco più in basso compariva questo link:

www.viaggiatreno.it

Mi ci è voluto un po’ prima che mi ricordassi di dargli occhiata. Ebbene oggi l’ho fatto e sono rimasto colpito dalla semplicità e al tempo stesso dalla professionalità di questa applicazione Flash. Basta infatti scegliere tra traffico nazionale o regionale e selezionare la stazione di partenza per avere l’elenco dei treni in partenza. Inoltre cliccando su un treno è possibile avere tutte le informazioni in tempo reale che lo riguardano, in particolare è possibile vedere se il treno è stato soppresso (magari in caso di sciopero) e se sono previste delle alternative di viaggio.

Non ho ancora capito come estrapolarle le tabelle, ma mal che vada si può chiedere ai tecnici del centro di calcolo.

ViaggiaTreno

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Venerdì 26 giugno, ore 22 circa

Ivan a Daniele: “Dato che ho un dolorino al fianco, nel caso domani mi faccia troppo male, pensi di potermi sostituire nella sfilata del gioco del ponte?”
Daniele: “Se ne hai proprio bisogno… ma preferirei di no.”
Federico: “Io ho appena dato il mio ultimo esame e non sono mai stato così libero. Se vuoi ti sostituisco io.”
Ivan: “Non credo sia il caso: sei troppo alto e magro, il mio vestito di certo non ti starebbe. Ma soprattutto non hai mai fatto le prove e non sapresti cosa fare. Comunque grazie dell’offerta.”

Sabato 27 giugno, ore 16:30

Ivan mi chiama al cellulare: “Per caso sei ancora interessato a sfilare?”
Federico: “Ehm… veramente…”
Ivan: “Un ragazzo ha dato buca all’ultimo minuto per un lutto in famiglia. Ci faresti un grosso favore se potessi venire.”
Federico: “Mmm… capisco… e le prove? Avevi detto…”
Ivan: “Non c’è problema. Ti spieghiamo tutto quando vieni.”
Federico, sospirando: “Ok, proviamo anche questa. Quando vengo?”
Ivan: “Avresti dovuto essere qui 10 minuti fa…”

E fu così che, ebbro dell’euforia post-esame, ho accettato di entrare a far parte, seppure in via straordinaria, del corpo delle “Guardie al campo con armatura corazza di Mezzogiorno”.
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