NOOO!!! Un’altro post sulla bicicletta!

Una volta tanto vorrei scrivere qualcosa di pubblica utilità (almeno per i ciclisti).

Dato che ho avuto qualche difficoltà nel trovare percorsi nelle immediate vicinanze di Siena, interamente su asfalto ed evitando le strade principali, vorrei pubblicare il frutto dei miei sforzi elencando i percorsi che ho fatto, o che mi sono stati consigliati.

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Puff… Pant… Non sono mai stato così felice di vedere un’antenna della Rai…

Questo è in assoluto il percorso più duro che abbia mai affrontato. Sarà che forse mi mancava la compagnia, o che non ero in condizioni fisiche ottimali, o forse il clima torrido e umido non era proprio l’ideale, ma fatto sta che mi sono dovuto fermare almeno tre volte per riprendere fiato prima di arrivare in cima.

Il percorso l’ho trovato per la prima volta sul sito dell’APT Terre di Siena in Bici, uno dei pochi nei pressi di Siena interamente su asfalto. Ma successivamente mi era stato consigliato anche dalla donna bionica.

La Montagnola è da sempre meta ambita per i walkers grazie ai suoi splendidi sentieri boscosi. Ma anche i bikers hanno a disposizione una (ed una sola) strada asfaltata che le gira intorno evitando le strade principali e toccandone quasi la sommità nei pressi di Lucerena (600 m s.l.m).

Per arrivarci sono passato dal lato sud che tocca i 550 m poco dopo Ancaiano per poi riscendere ai 240 di Scorgiano dove rininzia la salita per Lucerena. Quest’ultimo è il tratto che mi ha maggiormente provato perché ero già un stanco prima di intraprenderlo. Infine, una volta raggiunta la sommità, è quasi tutta discesa fino a Pian del Lago, dove ho dovuto risalire altri 100 metri per arrivare a casa.

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U: Ciao Silvia, ti va di andare a fare un giro in bici oggi pomeriggio?

S: Certo, dove vuoi andare?

U: Mi sarebbe piaciuto andare sul Monte Luco.

S: Ah, va bene. Io ci sono stata anche stamattina, passando da Montevarchi. [ndr: 80 km di giro]

U: -.-

Oggi sono andato in bicicletta con la donna bionica, Silvia per gli amici, che per l’appunto ha una passione smisurata per il ciclismo. Se tempo e luce lo permettono si sposta sempre in bici, cosa che a Pisa può sembrare naturale, ma a Siena lo è decisamente meno, non solo per i masochistici dislivelli ma anche e sopratutto per la difficoltà di integrarsi nel traffico delle automobili, dato che le strade sono tutte strette e a doppio senso di marcia e le piste ciclabili sono del tutto inesistenti.

Siamo andati sul Monte Luco, la cima più alta raggiungibile nel raggio di 30km da casa mia, che svetta sui dolci colli del Chianti dall’alto dei suoi 834 metri. Fortunatamente sono almeno riuscito ad ottenere di percorrere il senso di marcia meno duro con un’unica lunga salita, mentre nell’altra direzione avremmo trovato tre salite più brevi ma più intense. Sulla cima, tanto per cambiare, è stata installata una colossale torre di comunicazione affiancata da un mastodontico e orripilante edificio di cemento armato di cui ignoro l’utilizzo, mentre una fitta vegetazione impedisce di vedere la valle. Ma, poco più in basso, nella strada di ritorno, abbiamo goduto di un paesaggio stupendo, nonostante la foschia tentasse di nasconderlo.

Sono arrivato a casa decisamente in riserva di energie, soprattutto a causa delle salite da fare nell’ultimo tratto da Pianella fino a casa mia, ma comunque soddisfatto dell’impresa. Come dice un amico, una di quelle imprese che si fanno volentieri, ma con un adeguato intervallo di tempo fra l’una e l’altra.

  • Tempo: 3 ore e 11 minuti
  • Distanza: 68,46 km
  • Velocità massima: 65,9 Km/h
  • Velocità media: 21,4 Km/h
  • Dislivello massimo: 790m – 200m = 590m
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Itinerario Siena - San Rocco - Stigliano - Ville di Corsano

L'itinerario originale

Dopo il bel giro di mercoledì in cui ho toccato Brolio e Montaperti ed è andato (quasi) liscio come l’olio, stavolta mi sono nuovamente scontrato con le strade bianche. In particolare nella zona di San Rocco a Pilli, dove forse preferiscono spostarsi a cavallo su strade a sterro piuttosto che in auto su asfalto…

Fatto sta che poco a sud di San Rocco sono arrivato ad una graziosa pianura che mi avrebbe dovuto condurre fino a Bagnaia passando per Stigliano (punto B della cartina a destra) e in cui mi stavo già esaltando di poter tenere un buon ritmo. Ma, dopo neanche un chilometro, arrivo ad un incrocio in cui entrambe le diramazioni diventano a sterro, di nuovo! E pensare che mi sarebbe andata bene una qualunque delle due per il mio itinerario…

La cosa grave è che la cartina della provincia che ho comprato appositamente per individuare in anticipo le strade a sterro, nonché l’unica che si trovi in libreria con una scala di 1:100000, si è rivelata inaffidabile. Ora non mi rimane che passare alle cartine ancora più dettagliate del CAI, che però non inquadrano tutta la provincia ma solo una zona (Chianti, Crete senesi, Montagnola…)

Comunque, dopo essermi girato tutte le strade di San Rocco alla ricerca di una strada asfaltata per poter procedere ad est (ovviamente evitando la statale Siena-Grosseto, mi sono arreso ripiegando ad ovest, verso Ampugnano, su strade che conoscevo molto bene e che passavano da Ampugnano, Lecceto e Pian del Lago. Ma soprattutto dove ho affrontato la terribile salita che porta alla Tognazza, talmente dura che, stanco com’ero, non ce l’ho fatta a farla tutta d’un fiato.

Ecco il giro effettivo, leggermente approssimato dato che in Google Maps non ci sono segnate tutte le strade:

Statistiche:

  • Tempo: 2 ore e 5 minuti
  • Distanza: 47,64 km
  • Velocità massima: 54,6 Km/h
  • Velocità media: 22,8 Km/h
  • Dislivello massimo: 370m – 200m = 170m
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Paesaggio senese

Visto che ormai stiamo insieme da più di un mese, ho portato Olympia a conoscere la mia famiglia. Dopo qualche frase di rito tipo “Com’è bella!” o “Ma non sarà troppo alta?” e anche “Quanto l’hai pagata?”, abbiamo deciso di andarcene da soli a fare un giro per le campagne senesi.

Non conosco molto le strade di Siena perché ho preso la patente a 20 anni e a 23 sono migrato a Pisa.
Inoltre sono troppo orgoglioso per informarmi presso degli esperti sugli itinerari da fare in bici. Preferisco cercarli da solo usando il mio strumento preferito, Google Maps, che da un po’ ho scoperto avere anche le curve di livello per studiare le altimetrie.

Così ho selezionato un anello che passasse da casa mia estendendosi verso nord per una cinquantina di chilometri. Poiché passava per strade regionali e provinciali (segnate in giallo da Google) che sono piuttosto strette e trafficate, ho provato a fare la furbata di restringerlo passando quasi solo per strade comunali (che invece Google segna in bianco) e accorciandolo a 45 km.

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Anche se ultimamente questo blog non parla d’altro, sappiate che mi sono trattenuto sulle pubblicazioni di imprese ciclistiche. Cerco infatti di riportare solo le più significative.

Bene, quella di oggi non era proprio una mission impossibile, ma era comunque degna di nota, quindi vi tocca sorbirvela. (Tra l’altro agli amici che ho in comune con Ivan toccherà sorbirsela due volte).

Stamattina di buon ora, o quasi, ho infatti scalato insieme ad Olympia e ad Ivan, il mio guru cicilistico, i 915 metri del Monte Serra. Beh, in effetti non siamo arrivati così in alto, perché la vetta del monte è occupata dalle antenne Rai e la strada che vi è accede è chiusa al pubblico. Ma, armati di pazienza e tanta tenacia, siamo comunque arrivati a dei dignitosissimi 810 metri.

Proprio pochi giorni fa il mio collega di ufficio del CNR che si è laureato a luglio (beato lui!) mi diceva che era stato a farsi un giro con la sua nuova Vespa fiammante dell’89 dalle parti di Calci. E che, provando a inerpicarsi su per il Monte Serra, la sua Vespina si era arresa alla prima salita ripida. Una bella soddisfazione battere in potenza una Vespa!

Tra l’altro il temporale di giovedì, ci ha concesso un’aria estremamente limpida, che ci ha permesso di spingere i nostri sguardi su Pisa, Livorno e oltre la costa, fino all’isola d’Elba. Si poteva persino distinguere la cupola del Battistero di Piazza dei Miracoli e la forma storta e tozza della Torre!

Un’ultima chicca per i tecno-geek.

Da quando ho iniziato ad andare in bici mi sono sempre chiesto se non ci fosse in rete un servizio per valutare le altimetrie dei percorsi che vorrei fare. Avevo notato in Google Maps la voce “Rilievi” sotto il pulsante in alto “Altro” ma mi era sembrato che si limitasse a visualizzare una diversa immagine che mettesse in risalto i rilievi. (Vi ricordate i vecchi mappamondi 3D?)

E invece, zoommando, mi sono accorto che – meraviglia!!! – sulle curve di livello ci sono anche le altimetrie! E tanto più zoommi e tanto più sono dettagliate!
Grazie Google! Sei sempre un passo avanti alle nostre aspettative.

Infine le immancabili statistiche:

  • Tempo: 2 ore e 48 minuti
  • Distanza: 63 km
  • Velocità massima: 61,4 Km/h
  • Velocità media: 22,5 Km/h
  • Dislivello: 800 m
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Aveva ragione Ivan a dire che anch’io avrei scritto la mia versione della storia, perché questa è proprio una di quelle avventure che vale la pena di essere scritta due volte.

Terza uscita con Olympia.

Ormai possiamo dire di essere una coppia fissa. E come tale, siamo andati in gita in montagna con due amici, Ivan e Paolo, e le due rispettive (bici).

L’obiettivo era estremamente impegnativo: 1300 metri di altitudine per circa 40 km di percorso, più ritorno. Di certo non una gita adatta ad uno che ha la bici da una settimana e ha fatto solo due uscite da 40 km in pianura.

Il giorno prima mi sembrava di dover andare in guerra, anziché in gita. Avevo paura di non riuscire ad arrivare in cima e di fare da palla al piede ai miei compagni. Avevo persino paura della discesa, che non avevo mai affrontato. Ma la mia Olympia scalpitava e così ho deciso di accontentarla.


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Recentemente ho aggiunto un’altra pagina al mio libro delle follie.

Da tempo desideravo una bici buona che mi consentisse, oltre che di usarla negli spostamenti quotidiani, di poter fare qualche gita fuori porta. Ma, vuoi per la spesa, vuoi per la paura dell’assai probabile furto, vuoi infine per l’impossibilità di tenerla al chiuso al riparo dall’umidità, ho sempre rinunciato all’idea.

Quando ha cominciato ad aleggiare la possibilità di andare a fare 4 giorni di cicloturismo in Trentino, ho cominciato a rivalutare l’idea. Ma stavolta orientandomi non più su una citybike, ma su una bicicletta da turismo, ovvero una bici che fosse abbastanza leggera e veloce ma un po’ più comoda di una bici prettamente da corsa. Così, con la scusa di evitare l’oneroso noleggio della bici (80 euro) per andare in Trentino, ho deciso di prendere al volo l’occasione e di fare questa piccola follia.

Detto così sembra facile ma per mitigare tra risparmio e qualità ho cercato molto a lungo, tra nuovo e usato, on line e on site… finché un giorno passando da Parra, non ho visto Olympia, ed è stato subito amore…

Olympia

La foto è brutta. Ma non ne ho altre migliori...

Una bici ibrida ad alta velocità, usata ma come nuova. In pratica una bici da corsa con manubrio e marce da citybike. Leggera ed elegante, una stangona dal telaio in alluminio idroformato di taglia 54, proprio la mia! Ho tentato di resistere al suo richiamo, ma dopo due giorni ho ceduto e me la sono portata a casa, letteralmente! Infatti decido di portarmela in braccio per 4 piani di scale ogni volta che la uso. Mi sono stupito di quanto la procedura sia facile, tanto da sembrare quasi di non averla.

Dato che quando si commette un crimine lo si porta fino in fondo, mi sono comprato anche un caschetto, un ciclo-computer e un paio di brache da ciclista, ovvero dei pantaloncini super aderenti con bretelle e con “pannolone” integrato per ammorbidire la seduta.

Il primo appuntamento

Passano un po’ di giorni senza che possa provarla, ma finalmente si presenta l’occasione: un tardo pomeriggio libero da impegni. Studio brevemente un percorso pianeggiante, lontano dal traffico e che non si allontani troppo da casa. Lo invio per email al mio guru del ciclismo, Ivan, il quale lo approva aggiungendo una postilla: “Se per le 7 mi libero ti accompagno”.

In effetti l’idea di addentrarmi nella campagna pisana da solo, con la bici nuova, un po’ mi spaventava: temevo che avrei perso più tempo a cercare la strada che a pedalare. Fortunatamente Ivan riesce a liberarsi e alle 7 in punto partiamo insieme da Piazza Garibaldi in direzione Lucca.

Dopo pochi chilometri ho già preso confidenza con il cambio estremamente fluido e con i freni meno reattivi di quelli della mountain bike, nonché con la postura decisamente diversa ma anche più performante. Imparo anche a stare in scia, con un inaspettato risparmio di fatica, tanto che mi sento di dire al mio sherpa (che ha alle spalle alcune migliaia di chilometri di uscite in bici) di tenere la velocità che preferisce, spingendomi addirittura a passare in testa in un paio di brevi tratti.

Ci godiamo le campagne pisane e lucchesi cercando le strade meno trafficate. Passiamo per San Giuliano Terme e puntiamo a nord fino a Pugnano, Ripafratta ed infine a Nave, a 4 km ad ovest di Lucca, dove finalmente invertiamo la direzione passando per Nozzano e di nuovo per Pugnano, piegando però stavolta verso Pappiana e arrivando così senza più curvare direttamente a casa mia in Via XXIV Maggio.


Visualizzazione ingrandita della mappa

A casa faccio il controllo della carrozzeria, stavolta la mia. Le gambe ovviamente sono stanche, ma meno di quanto credessi, tanto che il giorno dopo non sento già più nulla. I palmi delle mani mi bruciano un po’ per le vibrazioni del manubrio, e le spalle e il collo sono un po’ indolenziti per la posizione non comodissima. Ma la parte che ha subito di più è quella che è rimasta costantemente sotto il peso di tutto il mio corpo. Non i gioielli di famiglia come mi sarei aspettato, ma bensì il loro inseparabile e altrettanto delicato amichetto, uscito dalla gita un po’ rattrappito e dolorante. La prossima volta farò attenzione a posizionarlo in modo più consono! :)

Diamo i numeri

Infine, per gli amanti delle statistiche, riporto i dati del ciclocomputer:

  • tempo: 1 ora e 20 minuti
  • distanza percorsa: 36,73 km
  • velocità media: 27,5 km/h
  • velocità massima: 38,4 Km/h
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Uccio che sfila al Gioco del Ponte 2010E così anche quest’anno ci sono ricaduto… Anzi, mentre l’anno scorso mi hanno convinto a sfilare all’ultimo minuto (letteralmente!), quest’anno c’è stata pure l’aggravante della premeditazione. Infatti, nelle settimane precedenti la sfilata, abbiamo fatto delle prove al campo sportivo di Barbaricina, simulando le curve, i saluti alle tribune e la new entry di quest’anno: l’allineamento. Ovvero la manovra – o coreografia, come piace chiamarla al nostro ufficiale :) – nella quale alla fine della sfilata, prima di entrare in Piazza, da tre colonne ci uniamo in un unico serpentone. La manovra è stata persino ripresa in tutta la sua impeccabile maestria dalle telecamere di Canale 50, visibile al 59° minuto. Non cercatemi nel video perché le file delle Guardie al campo vanno in base all’altezza, quindi io stavo quasi in fondo e non mi hanno ripreso.

Devo ammettere di aver sofferto un po’ di più dell’anno scorso, un po’ perché la borgognotta (l’elmo) non mi dava pace calando inerosabilmente sulla nuca ogni volta che la ritiravo sul volto e sbattendo sul dorsale della corazza ad ogni passo. Ma sopratutto perché la sfilata e il gioco sono stati più lunghi del solito. Dalle 17:30 che eravamo già armati e carichi alla scuola Zerboglio, siamo riusciti ad arrivare sul Lungarno solo alle 20:30, a causa di imprecisati rallentamenti del corteo che noi chiudevamo.

Anche il gioco, con l’interessante reintroduzione della scelta strategica dei quartieri che si sfidavano e l’esplosione di fuochi d’artificio dopo ogni incontro, si è protratto fino alle 00:30, per un totale di 7 ore con l’armatura sul groppone. Decisamente troppe se si considera che ho raggiunto il culmine della sofferenza già a metà della sfilata, verso le tribune di Tramontana. Si, il culmine, perché dopo quel momento un po’ critico la situazione è andata migliorando. Probabilmente il mio cervello si era finalmente deciso a rilasciare in circolo un po’ di endorfine quando aveva capito che non avevo alcuna intenzione di mollare.

Proprio nel momento in cui stavo riprendendo il controllo del mio corpo, ci è passato accanto un gruppetto di suore. Una di loro ci ha detto: “Se sorridete, è anche più bello!”
Quanto ha ragione sorella! Ma è molto più facile a dirsi che a farsi…

Colgo l’occasione per ringraziare per l’ennesima volta, l’ufficiale in carica di quest’anno che, come ha ampiamente documentato nel commovente post sul suo blog, si è fatto in quattro per fare in modo che la sfilata riuscisse al meglio nonostante tutti gli intoppi e le novità che abbiamo dovuto fronteggiare, contribuendo a rendere il gioco di quest’anno speciale e memorabile.

P.S. Daniele ha pubblicato alcune bellissime foto della sfilata su Picasa (grazie!)

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Piastrine (Siamo fatti così)

Prima donazione di piastrine.

Sono ancora vivo.

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