Archivio per la Categoria “Lavoro”

Non odiatemi se ormai questo blog, oltre a pubblicare articoli con una frequenza scandalosamente bassa, non fa altro che parlare di batterie che non funzionano e di triangolini colorati, ma mi sembrava doveroso spendere due parole sulla mia prima vera esperienza lavorativa da informatico annotabile sul curriculum.

Dopo la consegna ufficiale del progetto d’esame di “informatica e didattica” avvenuta il 27 ottobre, la Professoressa Laganà ci ha proposto non solo di continuare a sviluppare il progetto ma anche di farlo provare direttamente ai bambini di una scuola elementare provvista di lavagna elettronica. All’inizio non sapevamo bene a cosa andassimo incontro così abbiamo deciso di prender tempo, acconsentendo ad andare a fare una prova.

La scuola in questione è l’elementare Zerboglio di Pisa, nella quale abbiamo incontrato la maestra Angela, energica promotrice dell’iniziativa. La lavagna è risultata essere un dispositivo molto meno complesso di quanto credessi: non un costosissimo display touchscreen ma una semplice superficie sensibile ad una penna elettromagnetica (quindi non al tocco delle dita) su cui vengono proiettate le immagini provenienti da un proiettore digitale collegato ad un computer portatile, a sua volta connesso alla lavagna mediante cavo usb per ricevere l’input della penna.

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Di certo non sono un grande lavoratore, ma questa proprio non me l’aspettavo.
Mentre stavo aiutando mio padre a fare un lavoretto di “manovalanza al computer”, ho ricevuto per telefono, tramite amici della nonna, una strana offerta di lavoro: un signore aveva un appuntamento per il giorno seguente in ospedale per un consulto medico e, non potendo guidare, aveva bisogno che qualcuno lo accompagnasse. Ovviamente se l’ospedale fosse stato quello di Siena o un altro relativamente vicino non avrebbe cercato aiuto, il problema era che l’ospedale in questione era quello di Padova, a 280 Km da Siena.

Così, una volta accordatici sul prezzo, ho accettato. Il mattino seguente, alle nove e mezza, sono venuti a prendermi sotto casa. Venuti? Si, il mio datore di lavoro non era solo, ma era accompagnato dalla moglie, che non guida, e dal figlio sedicenne, in pratica tutta la famiglia. Il tragitto, come si vede dalla mappa, è semplicissimo, ma ho comunque stampato delle indicazioni come promemoria, specialmente per quanto riguardava Padova, in cui non sono mai stato.

A parte un piccolo diverbio a colpi di clacson con un camion al casello di Firenze che mi ha fatto sbagliare strada, e un po’ di rallentamenti sulla Firenze-Bologna siamo arrivati in ospedale senza intoppi verso le 13:30.
Giusto il tempo di riprendere fiato, pranzare e di fare la visita, per poi ripartire alle quattro del pomeriggio.
Se all’andata ero forse un po’ nervoso per dover portare una famiglia intera in autostrada in posti in cui non sono mai stato con un automobile che non avevo mai guidato, al ritorno, anche se un po’ stanco, ero ormai completamente a mio agio. Mi sono trovato bene con l’auto, una Stilo JTD station wagon, comoda, stabile e silenziosa, ma un po’ carente in accelerazione; ma soprattutto mi sono trovato bene con i membri della famiglia che ho accompagnato, estremamente gentili ed affabili, che mi hanno ringraziato per aver accettato il lavoro così all’ultimo minuto e mi hanno riempito di complimenti per la professionalità dimostrata.
Arrivando in prossimità di Firenze all’ora di punta, siamo rimasti imbottigliati nel traffico per tre quarti d’ora, ritardando così l’arrivo a Siena fino alle otto e mezza di sera.

Non amo stare in macchina come passeggero ma mi piace molto guidare, specialmente di giorno; di notte mi sento infatti molto meno sicuro. È stata quindi un’esperienza positiva e accetterei volentieri un secondo giro, anche se difficilmente ricapiterà l’occasione.
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