
Disclaimer: questo post è un’annotazione personale, quindi non c’è scritto niente di interessante. Oltretutto è molto lungo, quindi leggilo a tuo rischio e pericolo (di annoiarti).
Alcuni amici mi invidiano per la mia tranquillità, per la mia capacità di far fronte i problemi con serenità, per la calma con cui affronto le difficoltà senza cadere mai nel vortice della rabbia. Attribuisco questa mia peculiarità all’applicazione di una filosofia di vita che ho adottato ormai da molti anni, ovvero la ricerca del lato positivo di ogni cosa. Mi ha aiutato ad affrontare molti problemi e ad uscire indenne (ma rafforzato) da brutti periodi.
Mi ha sostenuto ad esempio quando sono bocciato per la prima volta nei miei 6 anni di carriera accademica ad un esame scritto, quello di “Architetture Parallele e Distribuite” (che chiamerò per semplicità “Architetture 2″) del professor Vanneschi, l’esame più impegnativo del Corso di Laurea specialistico in “Tecnologie informatiche”. Senza esagerare, posso affermare con sincerità che ero comunque contento del risultato, contento di averci provato e di essermi almeno confrontato con quello che era ritenuto da tutti lo scoglio per eccellenza. Avevo già provato a svolgere qualche testo di esame, ma fra il farlo nella tranquillità della propria stanza e farlo nello stress dell’appello c’è di mezzo un abisso. Il tentativo mi aveva aiutato a capire che tre ore non erano poi così tante per svolgere il compito e che bisognava fare economia sulle pause di riflessione e sulle cose da scrivere.
L’appello successivo era il 9 settembre, ultimo tentativo. Pena l’attesa fino all’appello di gennaio. Si rendeva quindi strettamente necessario passarlo subito dato che ero già abbastanza indietro con gli esami da non poter preparare più volte uno stesso esame. Riuscire a dare l’esame al secondo appello andava un po’ contro la media che non conosco di preciso. So però che quasi nessuno lo passa al primo appello; molti lo passano al terzo-quarto, e alcuni, prima di passare, lo hanno rifatto per due anni di fila.
Non mi lascio mai spaventare dalle statistiche. Ho sempre creduto che le voci sui professori “cattivi” fossero solo uno schermo che gli studenti meno in gamba usano per mascherare le proprie incapacità, troppo abituati ad un nuovo sistema universitario che somiglia sempre più a quello della scuola media superiore. Certo, ci sono professori più severi che ti fanno faticare un po’ di più, ma che, proprio per questo motivo, ti fanno apprezzare anche maggiormente lo sforzo che fai per raggiungere l’obiettivo. Una cosa che ho imparato è che se un professore è intelligente, come lo è nel 99% dei casi, durante una prova orale è perfettamente in grado di capire se hai studiato e se hai assimilato la sua materia, senza bisogno di impuntarsi su cavilli o formuline sconosciute.
Tornando al mio esame, ho ripreso in mano i libri già dalla seconda settimana di agosto, ma ho iniziato a studiare seriamente dalla mattina alla sera solo dal 18 agosto, dopo il ritorno dall’Elba. Oltre alla difficoltà di riprendere lo studio intensivo dopo le vacanze, ho dovuto combattere contro il mal di gola, insorto proprio in quei giorni e che, nonostante una settimana di terapia antibiotica, non voleva saperne di andarsene. Come se non bastasse si è aggiunta anche una fastidiosa tosse, che prendo regolarmente d’inverno ma che non ho mai preso d’estate, specie con il caldo che faceva in quei giorni.
Nonostante le difficoltà iniziavo ad entrare nel cuore della materia, forse come non mi era mai successo in vita mia, non avendo mai preparato uno stesso esame due volte. Riuscivo a spiegarmi molti punti che all’appello precedente mi erano oscuri. Per capire a fondo alcuni concetti di Architetture 2 ho persino studiato il 75% del programma di “Architetture degli elaboratori” (per semplicità Architetture 1), l’esame propedeutico ad Architetture 2, tenuto sempre dal Vanneschi, che io non ho seguito perché l’ho fatto a Siena con un altro professore e con un programma molto più breve, ma soprattutto molto meno approfondito.
Mi sono rifiutato di andare al suo ricevimento come invece consigliavano tutti, un po’ perché ho sempre preferito cercare di risolvere i dubbi da solo, dato che di solito i dubbi derivano da misinterpretazioni o da mancanze di propedeuticità, un po’ perché non riesco mai a rinunciare ad accarezzare l’idea di avere un’intelligenza di un gradino superiore alla media, quindi non mi piace fare qualcosa solo perché “lo fanno tutti”.
Come dicevo, il calarsi così immersivamente nella materia mi ha reso lo studio molto più leggero perché ho preso conoscenza e sensibilità (come direbbe il Vanneschi) di concetti che prima neanche immaginavo.
Quando finalmente ho raggiunto la pace dei sensi abituandomi alla routine sveglia-studioinbiblio-mensa-studioinbiblio-mensa-studioincasa è emerso con tutta la sua violenza un terzo problema che avevo tentato di rimandare, ma che dovevo inevitabilmente affrontare: il cambio della casa. Il problema è tanto articolato che richiederebbe almeno un post a parte. Mi limiterò a dire che oltre a dover trovare una stanza nel periodo di maggiore richiesta (settembre) ho anche dovuto pensare a come risolvere una controversia con il padrone della vecchia casa (tutt’ora in corso) per capire chi (e se) avrebbe dovuto mettere la quota di un posto in doppia rimasto sfitto dal giugno scorso.
Finalmente martedì 9 ho dato l’esame, scoprendo il risultato solo il venerdì successivo. Sono rientrato nei 9 fortunati (su 24) ammessi all’orale, una percentuale decisamente più alta del solito. L’orale era giovedì 18, quindi avevo un sacco di tempo per ripassare.
Dopo lo scritto inoltre la tosse e il mal di gola se ne erano miracolosamente andati. Forse era lo stress dell’esame che impediva al mio sistema immunitario di funzionare.
Dopo un’altra settimana di studio intensivo intervallato dalla ricerca delle case, ricerca che si è conclusa felicemente sabato 13, sono arrivato finalmente al giorno del giudizio. Il mattino prometteva bene: sono passati tutti tranne un ragazzo che era uscito dopo 5 minuti perché andato completamente nel pallone. Io ero il primo del pomeriggio.
La tensione era minore del previsto, forse perché sapevo di essere molto preparato e credevo di avere buone speranze.
Alle 14:30 in punto Vanneschi mi ha fatto entrare nel suo ufficio. Sono caduto subito sulla prima domanda, un po’ ostica: la dimostrazione della validità di una formula analitica, praticamente l’unica da sapere di tutto il programma. La sapevo bene ma mi sono inceppato su un passaggio della dimostrazione. Le due domande successive sono prettamente di Architetture 1, mascherate da domande di Architetture 2, domande di cui non conosceva la risposta esatta e in cui mi sono arrampicato sugli specchi cercando di parlare di argomenti collaterali nel tentativo di approdare a ciò che Lui riteneva la risposta corretta. La pugnalata è stata fortissima e non ho retto il colpo. A differenza degli altri orali non mi ha riempito di urla, ma sembrava quasi rammaricato mentre mi buttava fuori.
L’adrenalina scende mentre l’amarezza dilaga. Mi rendo conto che, per passare questo esame, dovrò prepararne ben due: non solo Architetture 2 ma anche Architetture 1. Il colmo è che mi ero studiato molto bene anche le dispense di Architetture 1 ma evidentemente non al livello che lui riteneva necessario per poter passare l’esame.
Mi ci vogliono un paio di giorni a recuperare lo smacco, grazie anche al supporto degli amici che sono andato prontamente a cercare.
Uno di loro, per tirarmi su, mi ha citato una frase che mi ha colpito molto:
Tag:affitto, ASE, casa, esame, scogli, tecnologie informatiche, tristezza, Vanneschi“Se non ci fossero gli scogli, le onde non potrebbero arrivare così in alto.”






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L’amarezza è contagiosa: mi sento come un carciofo, ora (amaro). Dai, pazienza, non sei stato fortunato, la prossima volta ci andrai ancor più preparato! Nel frattempo sarà un piacere distrarti le sere con giochi da tavolo e di ruolo. Almeno non carcioferai in solitario.
Ah, bella la frase del tuo amico, ne farò tesoro.
Mi sembrava strano che tu non avessi ancora commentato il post. Fa sempre piacere sapere di avere dei fan, specialmente in questi casi in cui il post è particolarmente lagnoso. Se poi ci mettiamo anche il fatto che gran parte delle cose te le avevo già dette a voce…
Ancora complimenti per il coraggio di essere arrivato fino in fondo!
l’esame non è andato bene perchè quel prof è semplicemente uno fuori di testa. Un buon professore sa trasmettere la materia con semplicità, non obbliga uno studente a rinunciare alla sua vita per imparare dei concetti che forse un giorno gli torneranno utili!
>sveglia-studioinbiblio-mensa-studioinbiblio-mensa-studioincasa
e ne vai orgoglioso? sei prigioniero di un sistema e non te ne rendi conto,poverino
quoto ciccio!
Ciao Ciccio,
non andavo orgoglioso della routine, volevo solo dire che una volta che hai ingranato studi meglio e quasi con piacere (se l’argomento è interessante).
Io come ciccio non lo farò mai, a costo di schiantare a vita. Il divertimento è una cosa a cui non rinuncerò mai.