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Recentemente ho avuto frequenti occasioni di discutere con gli amici del fenomeno Web 2.0, ovvero della tendenza progressiva degli utenti internet a pubblicare tutto quello che gli passa per la testa (blog, foto, video, libri, musica…) sulla propria vita.

Ne hanno parlato vari amici nei loro blog (Una festa… dove?), talvolta con tono scherzoso (Autocritica…), mi hanno mostrato un video molto interessante (The Machine is Us/ing Us), ho letto qualche articolo qua e là, ecc…

Dalle nostre discussioni emerge sempre che è sbagliato passare troppo tempo nella Second Life a discapito della First Life. Sacro santa verità! D’altronde come riempiremmo i nostri blog se non avessimo niente da scrivere? :)

Anzi, dovremmo mettere i nostri computer in uno scatolone e incontrarci all’aria aperta, o in un bar; parlare guardandoci negli occhi, condividere esperienze, partire, così… all’improvviso, prendere il primo treno, vedere nuovi posti, conoscere nuova gente… vivere!

Eppure non lo facciamo.
O meglio, non lo facciamo né io, né le numerose persone di cui apprezzo la compagnia. Non sarà che forse non lo vogliamo? Certo, se non avessimo niente da fare sicuramente lo faremmo, ma gli impegni ci incatenano alla routine: lo studio, il lavoro, gli amici, la famiglia…
E nel mio campo la routine è il computer.

Ma non voglio ripararmi dietro a uno scudo così banale: la responsabilità del tempo perso su internet è solo mia.

Ho iniziato a scrivere sul blog per avere un diario su cui annotare dei pensieri, indipendentemente dal fatto che questi venissero letti o meno da altre persone. Pian piano però, la faccenda mi ha preso la mano e ho cominciato ad aderire a sempre più social network (StudiLn, WordPress, Anobii, La Tana dei Goblin, ForumGWTilea…). Queste reti ormai stanno assumendo il ruolo di aggregatori di blog: attraverso di esse è infatti possibile rendere visibili i propri blog a utenti con gusti simili o passioni in comune. Grazie a queste reti ho conosciuto nuovi amici e decine di persone con cui condividere i miei hobby.

Non mi sento quindi di demonizzare il fenomeno Web 2.0 come la caduta dell’umanità, anzi, lo considero un potente strumento per ampliare le proprie conoscenze. Basta stare attenti a non rimanerne schiavi, evitando di disconnettersi dal mondo reale, da se stessi e dagli altri essere umani.

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