Recentemente ho aggiunto un’altra pagina al mio libro delle follie.
Da tempo desideravo una bici buona che mi consentisse, oltre che di usarla negli spostamenti quotidiani, di poter fare qualche gita fuori porta. Ma, vuoi per la spesa, vuoi per la paura dell’assai probabile furto, vuoi infine per l’impossibilità di tenerla al chiuso al riparo dall’umidità, ho sempre rinunciato all’idea.
Quando ha cominciato ad aleggiare la possibilità di andare a fare 4 giorni di cicloturismo in Trentino, ho cominciato a rivalutare l’idea. Ma stavolta orientandomi non più su una citybike, ma su una bicicletta da turismo, ovvero una bici che fosse abbastanza leggera e veloce ma un po’ più comoda di una bici prettamente da corsa. Così, con la scusa di evitare l’oneroso noleggio della bici (80 euro) per andare in Trentino, ho deciso di prendere al volo l’occasione e di fare questa piccola follia.
Detto così sembra facile ma per mitigare tra risparmio e qualità ho cercato molto a lungo, tra nuovo e usato, on line e on site… finché un giorno passando da Parra, non ho visto Olympia, ed è stato subito amore…

La foto è brutta. Ma non ne ho altre migliori...
Una bici ibrida ad alta velocità, usata ma come nuova. In pratica una bici da corsa con manubrio e marce da citybike. Leggera ed elegante, una stangona dal telaio in alluminio idroformato di taglia 54, proprio la mia! Ho tentato di resistere al suo richiamo, ma dopo due giorni ho ceduto e me la sono portata a casa, letteralmente! Infatti decido di portarmela in braccio per 4 piani di scale ogni volta che la uso. Mi sono stupito di quanto la procedura sia facile, tanto da sembrare quasi di non averla.
Dato che quando si commette un crimine lo si porta fino in fondo, mi sono comprato anche un caschetto, un ciclo-computer e un paio di brache da ciclista, ovvero dei pantaloncini super aderenti con bretelle e con “pannolone” integrato per ammorbidire la seduta.
Il primo appuntamento
Passano un po’ di giorni senza che possa provarla, ma finalmente si presenta l’occasione: un tardo pomeriggio libero da impegni. Studio brevemente un percorso pianeggiante, lontano dal traffico e che non si allontani troppo da casa. Lo invio per email al mio guru del ciclismo, Ivan, il quale lo approva aggiungendo una postilla: “Se per le 7 mi libero ti accompagno”.
In effetti l’idea di addentrarmi nella campagna pisana da solo, con la bici nuova, un po’ mi spaventava: temevo che avrei perso più tempo a cercare la strada che a pedalare. Fortunatamente Ivan riesce a liberarsi e alle 7 in punto partiamo insieme da Piazza Garibaldi in direzione Lucca.
Dopo pochi chilometri ho già preso confidenza con il cambio estremamente fluido e con i freni meno reattivi di quelli della mountain bike, nonché con la postura decisamente diversa ma anche più performante. Imparo anche a stare in scia, con un inaspettato risparmio di fatica, tanto che mi sento di dire al mio sherpa (che ha alle spalle alcune migliaia di chilometri di uscite in bici) di tenere la velocità che preferisce, spingendomi addirittura a passare in testa in un paio di brevi tratti.
Ci godiamo le campagne pisane e lucchesi cercando le strade meno trafficate. Passiamo per San Giuliano Terme e puntiamo a nord fino a Pugnano, Ripafratta ed infine a Nave, a 4 km ad ovest di Lucca, dove finalmente invertiamo la direzione passando per Nozzano e di nuovo per Pugnano, piegando però stavolta verso Pappiana e arrivando così senza più curvare direttamente a casa mia in Via XXIV Maggio.
Visualizzazione ingrandita della mappa
A casa faccio il controllo della carrozzeria, stavolta la mia. Le gambe ovviamente sono stanche, ma meno di quanto credessi, tanto che il giorno dopo non sento già più nulla. I palmi delle mani mi bruciano un po’ per le vibrazioni del manubrio, e le spalle e il collo sono un po’ indolenziti per la posizione non comodissima. Ma la parte che ha subito di più è quella che è rimasta costantemente sotto il peso di tutto il mio corpo. Non i gioielli di famiglia come mi sarei aspettato, ma bensì il loro inseparabile e altrettanto delicato amichetto, uscito dalla gita un po’ rattrappito e dolorante. La prossima volta farò attenzione a posizionarlo in modo più consono!
Diamo i numeri
Infine, per gli amanti delle statistiche, riporto i dati del ciclocomputer:
- tempo: 1 ora e 20 minuti
- distanza percorsa: 36,73 km
- velocità media: 27,5 km/h
- velocità massima: 38,4 Km/h
Tag:
pazzia